“Non sarà qualcosa che mangio?”

cibonemico

Tutto quel che non si mangia fa bene alla salute. (Guido Ceronetti, scrittore italiano, 1927-vivente)

Molti dei pazienti che entrano nello studio di un dermatologo provano timidamente a chiedere “Dottore, ma non sarà qualcosa che mangio?” e la maggior parte dei dermatologi non ha risposte adeguate a questa domanda.

Molte malattie della pelle sono croniche e senza una cura definitiva. Per alcune la causa non è del tutto nota e ciò rende i trattamenti difficili e affidati a farmaci antibiotici o immunosoppressori associati ad importanti effetti collaterali.

In realtà, numerose patologie dermatologiche (psoriasi, eczemi, dermatiti da contatto, orticarie e allergie alimentari, acne, rosacea e dermatite seborroica) sembrano avere legami con l’alimentazione. In questi casi, i pazienti provano spesso trattamenti alternativi per prevenire l’insorgenza, ridurre la gravità dei sintomi, o ritardare le recidive di una malattia. Modificare la dieta, attraverso l’esclusione, è una modalità di trattamento estremamente popolare tra i pazienti con problemi dermatologici.

Ma l’approccio con cui ancora si affronta questo problema è quello della caccia al nemico, la ricerca del cibo responsabile della malattia.

Io stesso negli anni, dopo aver letto il libro Guarire la Psoriasi del Dr. John Pagano, avevo iniziato a raccogliere in una “dieta” tutti gli alimenti che in diversi studi erano stati incolpati di causare la psoriasi; però non riuscivo poi ad applicare ad un paziente quello che funzionava in un altro. Lo stesso difetto sembravano avere i test per le intolleranze alimentari: la ricerca del cibo nemico finiva quasi sempre con l’identificare i cibi che il paziente mangiava più spesso e la loro eliminazione era spesso seguita dallo sviluppo di nuove intolleranze.

Finché non ho conosciuto il Dr. Attilio Speciani, i suoi studi sull’infiammazione intestinale e i cibi che la sostengono. E la sua teoria che non esistono cibi cattivi ma che l’intestino infiammato perde la capacità di tollerarli, e che la tolleranza può essere recuperata.

Da lì ho iniziato a studiare l’infiammazione silente a livello intestinale, la resistenza all’insulina, la sindrome metabolica, e ho scoperto che sono alterazioni strettamente collegate alla maggior parte delle patologie in continuo aumento della nostra epoca (diabete, obesità, malattie cardiovascolari, malattie autoimmuni e perfino la depressione) e, guarda caso, a molte delle malattie della pelle di cui non conoscevamo la causa.

Da ultima, la scoperta del ruolo fondamentale che in tutto ciò riveste quell’universo di organismi (batteri, virus e funghi) che popolano il nostro intestino e che chiamiamo Microbiota.

La briciola di Sandro Santolin

Anch’io ho percorso questa strada alla ricerca del Colpevole.
Il cibo “assassino” della nostra salute per poi comprendere che la realtà non è mai in bianco e nero ma in una scala graduale di grigi.
E’ innegabile che antiossidanti, vitamine ed enzimi siano presenti in gran parte negli alimenti vegetali crudi e di stagione; tuttavia le cotture appropriate, le tecniche di fermentazione o di germinazione possono rendere tanti alimenti molto meno infiammanti, e quindi più adatti, per gli intestini umani.
Info: www.primuspane.it

(Articolo pubblicato su Tempo il 17 marzo 2016)

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